The Long Journey - Remo Ricaldone

http://www.bcmai.it/tlj/recensione.asp?IDDisco=3107&IDRecensione=3155
Walking Into White
Artista: Sarah McQuaid 
Label: Waterbug WBG119 
Anno: 2015
Stili: Singer Songwriter/Folk
(English translation appears below Italian original.)
Sarah McQuaid è una cantante ed autrice di ispirazione folk nata a Madrid da padre spagnolo e madre americana, cresciuta a Chicago e, nel corso degli anni, vissuta in Irlanda, nell’Indiana e attualmente in Cornovaglia, mostrando un particolare e propositivo approccio chitarristico e una vena compositiva che deve molto all’Inghilterra e ai suoi figli più ‘nobili’ nell’ambito degli intrecci tra melodie folk e inflessioni pop e jazz, da John Martyn a Nick Drake.

Quattro album all’attivo tra cui questo Walking Into White considerato il più emozionale e completo, ricco come è di personalità e di colori affascinanti, tutti o quasi virati al pastello. Forti connessioni con il mondo letterario, arrangiamenti volutamente scarni ed evocativi, una voce apparentemente con poca estensione ma capace di risultare fascinosa nella sua malinconia e nella nostalgia e struggimento che richiama.

La canzone che da il titolo a questa raccolta rimanda al primo Bruce Cockburn, quello più marcatamente legato al folk, con la tromba di Gareth Flowers che aggiunge un tocco di impronta jazz, Where The Wind Decide To Blow è tra le migliori con il suo andamento schietto e lineare, ancora una volta tipicamente britannico, Jackdaws Rising con il suo rincorrersi di voci e di battiti di mani è un altro episodio da ricordare per originalità e audacia. Lo strumentale I Am Grateful For What I Have gioca sulle emozioni risultando piacevolissimo e godibile, così come Yellowstone che riporta alla mente il Nick Drake di Bryter Layter, con la chitarra classica di Dan Lippel a tessere la melodia. Quasi tutto il materiale contenuto in questo Walking Into White è firmato dalla stessa Sarah McQuaid, ad eccezione del tradizionale Canticle Of The Sun, chiaramente ispirato al Cantico delle Creature di francescana memoria e la conclusiva, splendida, The First Time Ever I Saw Your Face, scritta da Ewan McColl per Peggy Seeger e qui riletta in completa solitudine.

Un lavoro dalle notevoli qualità e profondità, uno di quelli che cresce molto ascolto dopo ascolto e sarà un piacevole compagno nelle fredde notti invernali.

Sarah McQuaid is a folk-oriented singer-songwriter, born in Madrid to a Spanish father and an American mother, raised in Chicago, who over the years has lived in Ireland, in Indiana and (currently) in Cornwall. She displays a unique and proactive guitar approach and a songwriting vein that owes much to England and its ‘noblest’ sons of both folk and jazz, from Nick Drake to John Martyn.

She has recorded four albums; the latest of these, Walking Into White, is probably her most emotional and mature, rich in personality and in fascinating colours, mostly veering towards pastels. Strong connections with the literary world, deliberately spare and evocative arrangements, a voice with an apparently small range that’s capable of fascinating results in the melancholy, nostalgia and yearning it evokes.

The title track reminds me of the early, more folk-oriented Bruce Cockburn, with Gareth Flowers on trumpet adding a touch of a jazz stamp; Where The Wind Decides To Blow is among the best with its candid and straightforward feel; another typically English number, Jackdaws Rising, with its intertwining voices and handclaps, is another song that deserves to be remembered for its originality and audacity. The instrumental I Am Grateful For What I Have plays once again on the emotions with delightful and enjoyable results, as also does Yellowstone with its Nick Drake Bryter Layter-era feel, with Dan Lippel’s excellent classical guitar weaving the melody. Almost every song on Walking Into White was composed by Sarah McQuaid, with the exception of Canticle Of The Sun, clearly inspired by the Franciscan Cantico delle Creature, and the splendid album closer The First Time Ever I Saw Your Face, written by Ewan McColl for Peggy Seeger, here performed entirely solo.

A work of notable quality and depth, one that grows with each listen, and it will certainly be a refreshing and pleasant companion during the cold winter nights.